Sagra della Rucola – Sant’Andrea di Agliano

STAFF TrippaAdvisor, 22/08/13

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seconda metà di agosto

Valutazione:

2,0 ganasse


Recensione:

Ai piedi dei colli che vedono scorrere la Strada Marscianese, sotto San Martino in Colle, si incontra questo paesino che avrà (forse…) 50 abitanti, ma che da quasi un quarto di secolo mette in piedi una piccola sagra molto frequentata, caratterizzata da una proposta gastronomica basata su un prodotto, la rucola, poco pubblicizzato eppure molto frequente nelle tavole del Belpaese.
Per accogliere la grande folla sempre presente alla sagra, l’organizzazione ha allestito un campo enorme, forse più grande del paese stesso, ma che in ogni caso non basta quasi mai a contenere le autovetture che arrivano. Noi arriviamo di mercoledì e siamo costretti a lasciarla nelle strade sterrato che si aprono nella vicina Strada Tuderte (che di notte è tutt’altro che illuminata).

Ci si prospetta una lunga fila davanti (circa 80 numeri di eliminacode), che riusciamo a scalare nel giro di 25-30 minuti. Essendo in tre, cerchiamo di variare le pietanze scelte per cercare di fare una valutazione quanto più completa possibile. I prezzi sono buoni, sotto la media delle altre sagre per molte pietanze (antipasti, primi, contorni e anche le torte, alcune delle quali con farciture usate solo qua), con un paio di eccezioni sui secondi (la grigliata ad 11 euro è eccessiva).
Dopo l’ordinazione cerchiamo posto al tavolo, cosa non semplice pur essendo solo in tre e pur con due grossi spazi coperti in cui accomodarsi. Fatto ciò, consegniamo il buono all’inserviente ed aspettiamo l’arrivo delle portate. L’attesa, dobbiamo dirlo, è lunga (siamo nell’ordine dei 45-50 minuti) prima dell’arrivo in simultanea di tutte le nostre ordinazioni.
Purtroppo l’attesa e la fame non ci restituiscono pietanze che ci soddisfano molto. Partiamo dai primi: in primis le “pennette della Sagra”.

Apriamo una piccola parentesi: il nome è un po’ fumoso e infatti ci siamo voluti informare. Prima di ordinare, abbiamo notato che vicino alla cassa era presente un pannello con le foto di tutti i piatti del menu e sembrava che si trattasse di un condimento “bianco”. Dato che la foto comunque era abbastanza sgranata e non permetteva di vedere con esattezza di cosa si trattasse, abbiamo chiesto ad un volontario se poteva spiegarci come fossero fatte, e ci vengono invece descritte come un piatto con un sugo rosso con funghi e pancetta, spolverato da rucola. Grande confusione quindi… Chiusa parentesi.
All’arrivo il piatto è una mezza delusione. La spolverata di rucola è in realtà una cascata e il sugo è per usare un eufemismo abbastanza insipido e gli appena nominati funghi e pancetta sono impercettibili (oltre che invisibili evidentemente).

Gli gnocchetti al pesto di rucola sono migliori come qualità della pasta, ma il pesto non è indimenticabile, e a parte un forte sapore di noci non offre moltissimo al palato.

Per secondo scegliamo le torte al testo più particolari e tipiche della Sagra, con risultati non eccezionali, vuoi per la torta bassa e un po’ pesantuccia, oltre che poco saporita, vuoi per i ripieni. Ed anche le dimensioni della “parte” di torta non sono propriamente da guinness dei primati. La migliore è forse quella al prosciutto crudo, stracchino e rucola: l’accostamento ci sta ed ha un buon ritorno, ed è la più gustosa.
La torta Aglianese è come la precedente, sostituendo il prosciutto crudo con le salsicce cotte alla brace: la materia prima non è però delle migliori e il piatto non entusiasma.
La più strana, almeno sulla carta, è la Torta Sant’Andrea, con rucola e patè di fegatini (quello dei crostini); la scelta è azzardata e i complimenti per il coraggio sono d’obbligo (non tanto per il gusto, quanto per la scelta commerciale), ma il risultato culinario è inferiore alle aspettative, soprattutto per via di un patè che sa troppo di aceto ed odori, e poco di carne.

Le patatine fritte, prese per accompagnare le nostre torte, non sono infine niente di spettacolare: calde, ma non croccantissime.

Anche il vino (bianco “Fontanella” di Goretti) servitoci praticamente subito non ci aiuta a “digerire” meglio piatti e un po’ di insoddisfazione, complice anche il ritardo nelle portate che lo fa scaldare un po’ troppo rispetto alla temperatura ottimale di servizio.

La festa è un appuntamento ormai fisso nel fine Agosto perugino, ma la qualità del cibo risente un po’ dell’omologazione delle materie prime necessarie per portare avanti una sagra del genere, con tanti visitatori ed un contesto minuscolo, nel quale i volontari arrivano un po’ da tutto il circondario. Volendo dare alcuni piccoli consigli costruttivi, suggeriamo di insaporire più i primi piatti, dove la rucola è più ornamentale che parte del sapore, e di migliorare la qualità delle torte al testo, al momento poco croccanti e molto pesanti nell’impasto, soprattutto alla luce di ripieni fantasiosi ma molto ricchi, che rischiano perciò di creare un “mattone” difficile da gustare con piacevolezza.
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