Piccantissima Festival del peperoncino – Pila

STAFF TrippaAdvisor, 28/07/13

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seconda metà di luglio

Valutazione:

3,5 ganasse

3,5 ganasse

Recensione:

Piccantissima si presenta come una sagra giovane e dinamica nel panorama perugino, la seconda in ordine cronologico che si tiene nella frazione di Pila. A differenza di altre feste omologhe, a Piccantissima si mischiano da sempre i gusti, le tradizioni ed i sapori umbri con quelli delle regioni del Sud Italia legate alla coltivazione ed al consumo di peperoncino. La contaminazione dà vita a molte scelte interessanti: ogni due giorni cambiano i menu, portando piatti di cinque diverse regioni affiancati al sempre presente menu classico umbro. Questo ci porta a frequentare più volte la sagra, incuriositi da piatti molto inconsueti per il circondario.

La location molto bella (la pineta del parco dell’Arringatore) crea qualche piccolo problema logistico, costringendo a parcheggiare nell’apposito prato a 200 metri dalla festa oppure all’interno del paese dove capita.

La classica ordinazione alla cassa (fila e pagamento) è molto veloce in tutte le serate in cui siamo presenti. Una volta ordinato ci si siede al tavolo e si attende l’addetto che prende l’ordinazione e ti serve. Questo passaggio e l’attesa successiva per i piatti a dir la verità variano un po’ da serata a serata, e non a causa dell’affluenza di partecipanti, sempre abbastanza alta. In generale l’esito è accettabile, con una media di 15 minuti di attesa per le portate, che vengono servite solitamente a più riprese (fattore sempre gradito per non riuscire a gustare ogni piatto nelle condizioni più simili a come esce dalla cucina).

I prezzi delle portate del menu tradizionale rientrano nella media con qualche punta di convenienza (primi, antipasti), mentre le portate mediterranee sono mediamente più costose, ed a volte “spaventano” un po’ il consumatore. C’è però da dire, col senno di poi, che la linea culinaria personalizzata, la ricercatezza e la ricchezza dei piatti, nonché la grande qualità delle materie prime usate giustificano in gran parte il loro valore d’acquisto.

Per quanto riguarda l’analisi delle pietanze vogliamo intanto giudicare i piatti umbri, presenti durante tutte le serate del festival.

 

MENU TRADIZIONALE / UMBRO
A cominciare dai due antipasti: il ricco antipasto pilese (con salumi e bruschette varie) e lo sfizioso a base di gusti più forti e piccanti (tra cui peperoni e fagioli) non deludono le aspettative. Tra i primi, gli gnocchi al sugo d’oca sono migliorabili. Gustosi invece, ma quasi per nulla piccanti, gli umbricelli all’arrabbiata. Deliziosi invece i secondi: lo spezzatino di vitello piccante è tenero e saporito, mentre la coratella fonde bene l’amaro della materia prima e il dolce del sugo. La torta al testo è una certezza: fresca di preparazione e calda di cottura, molto compatta e con il giusto mix tra sofficità e croccantezza.
Infine la lieta sorpresa: gustiamo un piatto etiope (il cui ricavato viene devoluto in beneficenza), ovvero dei fagioli serviti con una salsa al berbere, un misto di 10 spezie molto piccante; ebbene, la cottura a puntino, i tanti sapori che si sprigionano dal piatto, il gusto esotico e una piccantezza sensibile danno a questa pietanza una valutazione molto alta.
LE SPECIALITA’ DEL SUD

Apriamo ora una piccola appendice dedicata ad alcuni dei piatti regionali gustati.

SICILIA – Iniziamo dalla Sicilia, che ci proponeva delle gustosissime casarecce di Corleone alla Norma, ben cotte e condite e “col giusto picco”. Come secondo gustiamo una spettacolare carpaccio di tonno freschissimo marinato con spezie (molto) piccanti, e servito con una misticanze, cipolla rossa dolce di Tropea e capperi di Pantelleria; un piatto molto buono e tipicamente estivo, adattissimo al contesto ed al periodo.

CALABRIA – Risalendo lo stivale verso la Calabria, incontriamo degli spaghettoni (in realtà non proprio “oni”) aglio, olio e peperoncino (accennato) serviti con un intero uovo “alla Bismarck”, del gustoso guanciale fritto e una spolverata di pecorino grattugiato; piatto ricco e forse un po’ pesante, comunque discreto. Come secondo ad accompagnare gli spaghetti, ecco delle freselle di pane condite con tonno, pomodori, cipolla rossa di Tropea e tanto olio; la tradizionale ricchezza di gusto meridionale viene fuori appieno, anche se in modo un po’ disordinato e non molto piccante, anche se in questo caso in effetti non era poi molto indicato.

PUGLIA – Spostandoci in Puglia, abbiamo modo di assaggiare delle deliziose orecchiette alle cime di rapa, con pasta e verdure di ottima qualità e ben legate; il “piccante” riportato nel menu è in gran parte rimasto in cucina, ma l’esito è buono.
Assolutamente da provare il secondo, degli “spaghetti” di patate (patate lesse tirate col passino e fatte a spaghetto) con polipo, caldi, teneri e succulenti, con prezzemolo e spolverati di abbondante peperoncino.

CAMPANIA – Chiudiamo con la Campania, a cui decidiamo di dedicare tutto il nostro stomaco con un menu completo. Iniziamo con una caprese di bocconcini di bufala (appena fatti e lattiginosi al punto giusto), pomodoro e basilico, servito con una bruschetta immersa nell’olio extravergine (forse un po’ troppo!). Continuiamo con dei fusilli (pasta campana lunga, non le classiche “eliche” da supermercato) all’ortolana, caratterizzati da verdure freschissime, sugo saporito piccante e abbondante formaggio grattugiato: una vera delizia.
Per secondo arriva una parmigiana di melanzane con mozzarella di bufala divina; non si capisce molto l’averla servita su una fetta di pane bruscato, ma  questo non inficia troppo il nostro giudizio. In questa regione ci permettiamo addirittura il dolce, due mini babà napoletani discreti che ci fanno chiudere in bellezza un’ottima cena.

BASILICATA – Purtroppo non siamo riusciti a gustare il menu della Basilicata: non ce ne vogliano i nostri amici lucani, ma altri impegni nell’arco dei due giorni di presenza di questo menu ci hanno negato questa gioia.

In conclusione, funziona bene la commistione tra pietanze della tradizione locale e piatti provenienti dalle cucine meridionali, ricche e saporite. Qualcosina c’è da rivedere nei prezzi di queste ultime e nella solo apparente piccantezza di alcuni piatti (nei menu era tutto indicato a 3 peperoncini, ovvero il massimo, sebbene non fosse assolutamente vero). Lanciamo a questo proposito una piccola provocazione: non potrebbe far comodo mettere in ogni tavolo un po’ di peperoncino sfuso o dell’olio piccante da utilizzare a gradimento del commensale? La qualità in ogni caso è molto alta, e la valutazione globale lo è di conseguenza.

 

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