C’era una volta… – Montepetriolo

STAFF TrippaAdvisor, 03/08/13

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prima metà di agosto

Valutazione:

3,0 ganasse

3,0 ganasse

Recensione:

La storica rassegna sita nelle colline che dal Trasimeno si gettano nel Marscianese non delude gli appetiti di chi si riserva una serata per gustarsi le selvatiche prelibatezze della cucina locale.

Il piccolo borgo arroccato su un colle tra Fontignano e Pietrafitta è un po’ scomodo da raggiungere e il parcheggio non è assolutamente facile. Se si arriva tardi si deve parcheggiare lungo la strada, anche piuttosto distanti dalla festa. Per fortuna esiste un servizio di navetta che in pochi secondi accompagna gli automobilisti più sfortunati dalla loro auto all’ingresso del paese.

Una volta entrati nel castello, dopo aver percorso un paio di caratteristici vicoli, si arriva alla cassa. Per prenotare occorre prendere un numero e aspettare il proprio turno, generalmente l’attesa media è di circa 15 minuti dato il grande numero di persone che solitamente questa sagra richiama.
Il menu non lascia dubbi, il piatto principe è il cinghiale. Dopo aver passato in rassegna tante prelibatezze, però, lo sguardo cade sul prezzo che è sostanzialmente abbastanza alto, soprattutto per quanto riguarda antipasti e secondi.

Una volta ordinato occorre comunicare nome e numero di persone all’addetto che si trova all’ingresso del terrazzamento che ospita i tavoli e mettersi nuovamente in coda per qualche minuto di attesa.
Una volta arrivato il proprio turno, si viene accompagnati al tavolo da un ragazzo/a del servizio e ci si accomoda, si consegna il buono dell’ordine ai ragazzi del servizio (che sono rapidissimi) che portano le bevande in pochi istanti e, dopo pochi minuti di attesa, le cibarie.

Per fortuna siamo costretti a riconoscere che il prezzo è alto, come già detto, ma in parte giustificato dalla qualità gastronomica che è ottima.

L’antipasto “C’era una volta” prevede una striscia di torta al testo, affettati di cinghiale e maiale (3 fette di salame, 2 di lombetto, 2 di prosciutto anche se non molto grandi), bruschette (1 aglio e olio, 1 con pomodorini), panzanella (una coppetta) frittata al tartufo (2 sottilissime striscette) è veramente molto buono, ma la “dose” è misera se rapportata ai 7 euro pagati.

Sulle dosi per fortuna ci riprendiamo con il primo: Tagliatelle al sugo di cinghiale. Piatto squisito, la cucina non lesina nè sulle tagliatelle (un’autentica “tarina” di pasta!) che si rivelano buone, nè sul sugo al cinghiale dove, oltre alla salsa di pomodoro, pure la carne del selvatico suino abbonda. Piatto da consigliare in virtù del miglior rapporto qualità/quantità/prezzo.

Per secondo arriviamo al piatto principe della serata: lo spezzatino di cinghiale con torta. Il prezzo di quest’ultimo (9,00 euro!!) è molto alto se paragonato alla quantità servita (6-7 bocconcini nemmeno troppo grandi) e, soprattutto, allo stesso piatto offerto da altre sagre, il cui prezzo medio è di circa 6,00 euro. Una piccola consolazione è che per fortuna la qualità c’è e sembra di sentire un cinghiale che ancora ansima nel percorrere il canale digerente. La torta di accompagnamento è buona, anche se forse troppo sottile.

La cena è stata accompagnata da un Grechetto di Lungarotti, vino che a fronte di una spesa non troppo alta rappresenta un buon investimento.

In definitiva si tratta di una festa paesana in cui si mangia molto bene, ma la qualità è un po’ inficiata dai prezzi troppo alti di alcune portate e delle porzioni che non li giustificano. Lavorando un po’ su uno dei due fattori (o su entrambi!), potrebbe aspirare all’olimpo delle feste perugine.

 

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